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La banda di Santo Stefano d'Aveto nacque nel 1856 dopo la guerra di Crimea: un bersagliere di Lamarmora, Giovanni Marrè, di ritorno dalle imprese sul mar Nero, insieme alla gloria portò con sé anche la sua tromba. Poco dopo, insieme a un minuscolo gruppo di appassionati, diede vita alla banda.

Se essa ebbe un rapido sviluppo e mise forti radici tanto da sfidare il tempo e le avversità, evidentemente significa che il terreno era fertile e recettivo e la popolazione aveva una naturale predisposizione per la musica. E in effetti si può ben dire che la conformazione paesaggio, un anfiteatro circondato da alti monti rocciosi che diffondono gli echi, conferisce al luogo una certa musicalità, che si riflette sui suoi abitanti. Ancor oggi, su 600 residenti a Santo Stefano d'Aveto, una sessantina sono impegnati nel campo musicale.

Il gruppo iniziale, tramandando di padre in figlio la passione per la musica, crebbe e si sviluppò con mutevoli fortune, alternando periodi di particolare floridezza a momenti di stasi.

Durante il fascismo il complesso era organizzato in modo paramilitare, con una disciplina e un assetto che rispecchiavano, nel loro piccolo, il vento di retorica e di grandiosità che spirava sui "colli fatali" di Roma.

Di quel periodo è rimasta famosa e suscita ancora ilarità la scenetta svoltasi in occasione dell'attesa in paese di un gerarca fascista: un funzionario del regime, scorgendo un'automobile in arrivo nell'ultima curva, (sulla strada appena inaugurata passava qualche macchina al giorno), al grido di "attenzione che arriva una macchina!.suonate!" diede il via alla marcia di benvenuto, che la banda eseguì con enfasi e decisione tra gli applausi degli astanti. Ma dall'auto appena giunta scese un turista qualsiasi, che commosso e un po' imbarazzato ringraziò e si schermì dicendo che non era il caso.

La guerra sciolse il complesso e gli strumenti restarono relegati in soffitta.

Ma il 25 aprile, mentre anche su questi monti si festeggiava la liberazione, i bandisti si radunarono spontaneamente e scesero in piazza, improvvisando marce e canzoni con un tale entusiasmo che il Fontana Mario, detto "Mattarellu", dalla gran foga riuscì a sfondare la grancassa.

Nel dopoguerra la banda riprese lentamente il suo cammino, sotto la guida del mestro Armando Campomenosi, reduce dalla prigionia in India, che con grande passione e competenza ha guidato il gruppo fino alla metà degli anni '80.

In questo periodo i suonatori riuscirono a costruire con le loro mani una sede stabile per le prove nel terreno di fianco alla chiesa, messo a disposizione dal parroco.

Ma non per questo le cose andarono sempre bene: ad anni di entusiasmo seguirono periodi di stanca, tanto che verso la metà degli anni 70 complesso parve definitivamente dissolto. Così dopo un po' di tempo il parroco Mons. Todeschini decise di affittare la casa della Banda ha un club di villeggianti che gli diedero come anticipo un congruo assegno.

Bastò questo fatto perché i bandisti in letargo, punti sul vivo per la perdita della loro casa, costringessero il parroco a restituire l'acconto, affermando che la banda non era mai morta: a dimostrazione di questo la sera stessa si recarono tutti a provare. Fu così che la banda risorse. In chi conosceva l'acume e l'intelligenza del Todeschini è sempre rimasto il dubbio che il prete avesse architettato tutto per far rinascere il complesso. Il gruppo ero formato da gente rude, forte e tenace, che si recava alle prove dopo una giornata di duro lavoro nei campi o nei laboratori artigianali.

Le note, se non uscivano con dolcezza, dovevano uscire con la forza: una sera il calzolaio, detto "il Toro", dal lungo sbuffare nel suo trombone che sembrava un po' pigro, fece uscire dallo stesso un pezzo di pasta proveniente dagli spaghetti che aveva appena mangiato!

Ad oggi il repertorio più vario e moderno e va dai pezzi d'opera alla musica da film, dalla musica leggera alla classica, fino alle tradizionali marce. Ma la vera rivoluzione era già avvenuta anni prima, con l'ammissione alla banda della componente femminile. Ai tempi di "attenzione che arriva una macchina..." nessuno avrebbe mai immaginato che le donne potessero entrare a far parte del complesso. Tutt'al più avrebbero potuto fare le massaie rurali.

E invece verso il dopo il 70, sotto la guida del maestro Armando, timidamente qualche donna entrò a far parte gruppo. Si trattava ragazze che volevano seguire il fidanzato ad ogni costo (e infatti successivamente tra bandisti sono avvenuti diversi matrimoni) e che nella banda diede prova di notevole bravura.

Col tempo poi la presenza femminile si è fatta più consistente ed importante e attualmente è quasi pari a quella degli uomini.

Ma il settore dove le donne sono nettamente in maggioranza è quello del canto: il coro del complesso musicale è decisamente nelle loro mani.

Una scuola di orientamento musicale guidata dal maestro si affianca al coro e alla banda, per portare nuove leve ai due gruppi musicali, in cui comunque i giovani sono ormai la parte preponderante.

Il coro e la banda in questi ultimi anni, oltre a svolgere tradizionali servizi e concerti in occasione di festività nelle varie località della nostra zona, hanno allacciato diversi rapporti di gemellaggio e di reciproca conoscenza con altri complessi della Liguria e di altre Regioni. Hanno partecipato inoltre con successo a raduni e concorsi a Pesaro, in Sicilia e in Calabria e in Val d'Aosta.

Sono stati organizzati a Santo Stefano due raduni di complessi musicali, e recentemente un Festival Nazionale di cori con la partecipazione di oltre 25 gruppi canori e un ottimo successo di pubblico. La realizzazione di tutto questo richiede, specialmente in un piccolo paese, notevoli sforzi organizzativi e finanziari: la costante applicazione di suonatori e coristi, l'impegno del Consiglio Direttivo, del Presidente e del Maestro, insieme all'appoggio di tutta la popolazione, contribuiscono a rendere possibile l'intensa attività che caratterizza il gruppo.

I contributi degli enti pubblici, Regione, Provincia e Comune e soprattutto della Comunità Montana Aveto-Graveglia-Sturla permettono di mantenere il bilancio in pareggio: ma sono soldi spesi bene e contribuiscono a tenere in vita un sodalizio che ormai, come il Monte Groppo Rosso e il Maggiorasca, fa parte del "paesaggio" di Santo Stefano d'Aveto. La banda di Santo Stefano d'Aveto nasce nel 1856 dopo la guerra di Crimea: un bersagliere di Lamarmora, di ritorno dalle imprese sul mar Nero, portò con sé anche la sua tromba. Poco dopo, insieme a un minuscolo gruppo di appassionati, diede vita alla banda. Essa ebbe un rapido sviluppo e mise forti radici trovando un terreno fertile nella popolazione locale che aveva una naturale predisposizione per la musica. Il gruppo iniziale, tramandando di padre in figlio la passione per la musica, crebbe e si sviluppò con mutevoli fortune, alternando periodi di particolare floridezza a momenti di stasi. Ancora oggi la banda prosegue la sua attività, esibendosi in concerti nei quali si alternano vari generi musicali diretta da Davide Pedrazzi.

La Scuola di Formazione Musicale permette di creare "le nuove leve", giovani volenterosi che si cimentano con il mondo delle note e che possono così trovare il loro spazio nelle file della banda o del coro.

Sito internet:

Brani di Banda musicale Santo Stefano D'Aveto caricati sull'Angolo Ligure

Ascolta i brani di Banda musicale Santo Stefano D'Aveto direttamente dal sito http:////www.myspace.com/corosstefanodaveto

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