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Il blog della Liguria

30 gennaio 2019

Il paese della Liguria che vuole salvare l'ultimo cinema della valle

Guarda questa foto sulla news Il paese della Liguria che vuole salvare l'ultimo cinema della valle del 30/01/2019Masone (Genova), servono 100 mila euro. Tutti mobilitati, anche sui social. «Paghiamo noi i restauri»

Quando chiude l'osteria, muore il paese. Dicevano così i nostri nonni, non era un proverbio ma semplice saggezza popolare. A Masone, la gelateria nella centrale via Roma, il bar Sporting e il Simoni godono tutti di buona salute, per loro fortuna. Ma sta morendo il cinema teatro Monsignor Macciò, ed è anche peggio. Quell'edificio giallo alle spalle della chiesa, intitolato al parroco che dopo la guerra raccolse i fondi dalla curia e dalla popolazione per avviarne i lavori ma non fece in tempo ad assistere all'inaugurazione, avvenuta alla fine degli anni Cinquanta, era molto più di un semplice locale. Era il posto delle recite scolastiche, delle feste, delle riunioni degli abitanti, dei ritrovi dei bambini e dei loro genitori, e dei film alla fine della settimana. Era il cuore pulsante della comunità. In tanti anni di onorata carriera, testimoniati dalle insegne che sembrano arrivare dritte da un'Italia che fu, quella del boom economico, si era meritato l'aggettivo «storico», lo storico luogo di aggregazione della Valle Stura.

Chiuso per inagibilità
Adesso invece l'ingresso è sbarrato dallo scorso luglio. Nelle bacheche riservate ai film c'è solo un cartello bianco, stampato dall'associazione che lo mandava avanti, otto volontari che si davano il turno per aperture e chiusure, proiezioni, serate e quant'altro. «Chiuso per inagibilità». Le nuove normative sulla sicurezza nei luoghi pubblici imponevano interventi di riqualificazione urgenti, nuove vie d'uscite a norma, soprattutto il rifacimento del palco, che già durante i saggi di danza delle scuole avevano preoccupato non poco le maestre. Prima dell'arrivo degli ispettori, e di una multa, è stato deciso di fermare l'attività.

La sottoscrizione su Facebook
L'ultimo spettacolo è stato Masone's got talent, rifacimento locale della trasmissione televisiva. «E da allora il paese si è sgonfiato come un soufflè venuto male». Simona Pesce ha avuto l'idea. Insegna alle medie Alessi di Genova, che sta dall'altra parte della valle, ma non è più tanto facile da raggiungere, prima ci volevano venti minuti, adesso almeno un'ora. La Valle Stura è una delle zone più colpite dal crollo del ponte Morandi. Fino allo scorso ottobre è rimasta senza linea ferroviaria, distrutta dai detriti, e ancora oggi i tempi di percorrenza in auto verso la città si sono triplicati. La professoressa Pesce ha lanciato una sottoscrizione su Facebook, aprendo un gruppo che in realtà è davvero una impresa collettiva. «Ne vale la pena, e ce la faremo». Servono centomila euro per riaprire. L'associazione e la parrocchia, proprietaria delle mura, non se li possono permettere. Allora ci provano gli abitanti di Masone, e non solo loro.

Chi offre aiuto
La Valle Stura è uno quegli angoli d'Italia dove l'isolamento sembra aver rallentato l'arrivo della modernità. «Siamo famosi per il cartello di uscita dell'autostrada» dice con ironia Fabrizio Ottonello, uno dei volontari, e c'è un fondo di verità nelle sue parole. «Senza quel teatro, rischiamo di perderci tra noi». Non è rimasto molto, in questa conca stretta Appennino ligure e prima collina piemontese. Una piccola fabbrica di trasporti navali, un'altra che lavora il ferro, una lavanderia industriale. Quel che c'era se n'è andato tra chiusure e delocalizzazioni. La gente lavora quasi tutta a Genova o Alessandria, qualcuno addirittura a Milano. Eppure, forse anche per tutto questo, resiste e sopravvive un senso forte di comunità, la voglia di stare insieme, di darsi una mano. A scorrere i messaggi sulla pagina Facebook, quasi duemila iscritti, affiora l'esistenza di un piccolo mondo non solo antico, ma anche sinceramente buono. La banda «Amici di piazza Castello» si dice pronta «a qualunque iniziativa per recuperare il nostro teatro», un artigiano mette all'asta pallets, fioriere e cassettine in legno, gli alunni dell'Istituto comprensivo donano il denaro raccolto con la lotteria natalizia di beneficenza.

Rivalità e solidarietà
I tre paesi della Valle Stura sono portatori sani di vecchie rivalità, siamo pur sempre la terra dei campanili. Quelli di Masone soffrivano i «signori» di Campoligure, ed entrambi i comuni avevano da ridire con i rossiglionesi, per ragioni che si perdono nella notte dei tempi. Ma sono cose vecchie, che non contano quando c'è bisogno di darsi una mano. Katia Piccardo, la sindaca di Rossiglione, è una delle persone più attive nella ricerca dei fondi, come il suo collega di Masone, Enrico Piccardo, omonimi ma non parenti. Ci stanno provando, tutti, chiedendo aiuto alle aziende, ai negozi, al sindaco di Genova Marco Bucci, che ha promesso di impegnarsi, per quanto abbia anche lui i suoi problemi. «Non è solo un bel teatro, è un pezzo della nostra vita, dei vecchi e dei giovani». Franco Lipartiti, operaio del porto di Genova in pensione che ha dedicato decenni di volontariato al Macciò, racconta quali fossero le regole concordate con la parrocchia. Film per bambini dal venerdì al sabato, con gli incassi era possibile organizzare altre proiezioni, vietati solo i cinepanettoni, giudicati scurrili. «Che tristezza vederlo così». L'insegna è spenta. Le finestre sono chiuse. In strada non c'è nessuno. I nonni hanno sempre ragione.

Di Marco Imarisio del corriere.it

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